Grazie di quorum


acqua bene comune referendum A questo punto, quando i dati sull’affluenza media, pari a circa il 57%, possono dirsi ormai consolidati, possiamo tirare le prime somme.

Non è stata certo una consultazione che, tra mille ostacoli, posti ad arte e non, ha avuto facile. Anzi, i mezzi per auspicarne il fallimento, anche ad urne aperte, sono stati tanti.

Nonostante questo, dopo 16 anni dall’ultima consultazione quindi, un’altra tornata referendaria fa breccia nel “quorum” degli italiani con percentuali che, secondo i primissimi dati e le prime proiezioni, sembrano attestarsi su un valore medio del 95%.

Nonostante i discutibili interventi ad urne ancora aperte del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (“non andrò a votare”) e del Ministro dell’Interno, Roberto Maroni (“il quorum ci sarà”), che hanno entrambi rotto il silenzio elettorale con dichiarazioni opportune che sembrano voler influenzare il voto, per una volta la maggioranza non si è fatta condizionare ed è andata a votare.

 

A scanso di equivoci, anche perché il legittimo impedimento è stato uno dei questi meno dibattuti e quasi passati sotto silenzio, non è un referendum che dice Berlusconi sì o no. Stiamo parlando di gestione dell’acqua e di realizzare o meno profitti su quest’ultima ma anche di energia atomica ad uso civile (cioè di centrali nucleari quale fonte di energia).

C’è anche questo, quindi: non c’è unicamente il legittimo impedimento.

A questo punto, stante la netta bocciatura di una parte importante del c.d. decreto Ronchi (acqua), della politica energetica del governo (no alle centrali nucleari) e delle idee di quest’ultimo in materia di giustizia (il referendum dice infatti anche addio al legittimo impedimento)  stiamo assistendo allo scenario di un governo che si è visto abrogare dalla maggioranza degli italiani le decisioni politiche più importanti prese nell’ultimo anno di vita.

Un governo la cui recente politica è stata quindi in gran parte sconfessata da una larga maggioranza di italiani.

Chi sa cosa sarebbe successo se si fosse, per assurdo, votato anche sul rifinanziamento delle missioni di pace…

Per chi lo presiede cioè Berlusconi, una sconfitta senza e senza ma che non può non avere conseguenze politiche. Sarebbe opportuno che il Presidente, nella sua qualità e nelle sue funzioni, salisse al Quirinale per un confronto con il Presidente della Repubblica e comunque ponesse la questione di fiducia in Parlamento e non una semplice discussione sulla verifica della maggioranza come prevista il 22 di questo mese.

Certo è che Berlusconi non si dimetterà ma politicamente tra le elezioni amministrative ed il referendum i risultati politici del centrodestra sono stati decisamente negativi o anche indubbiamente imbarazzanti.

Qualche settimana fa, dopo il turno di ballottaggi, scrissi su così su Facebook: “Ad oggi “il Re è nudo”: auguro alla Lega Nord di non morire berlusconiana.”

Oggi, dopo il referendum e con la Lega Nord che, a quanto pare, è riunita per un confronto d’emergenza in Via Bellerio, forse questa previsione non è più tanto irrealistica.  

Un’ultima cosa: quella referendaria è una vittoria di tutti gli italiani, senza cappello (politico e partitico) né abito talare: è una vittoria della democrazia.

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