I tagli al diritto allo studio: una “moda” che non passa


borsa di studio


La cultura, si sa, è qualcosa che in Italia non piace a molti; basti pensare alle parole del nostro ministro dell’economia che, non più tardi di un paio di mesi fa, dichiarò:”con la cultura non si mangia!”.
Così, sembra che gli amministratori locali non perdano tempo a seguire queste parole non appena si presenta loro l’esigenza di tagliare le spese. Essi colpiscono puntualmente la cultura, l’istruzione, la ricerca e il diritto allo studio. 

 

Per quanto riguarda il diritto allo studio, il 29 giugno 2011 si è svolta la Conferenza regionale per il diritto e le opportunità allo studio universitario, organismo che ha predisposto lo sblocco dei finanziamenti per il pagamento delle restanti borse di studio agli idonei per l’anno accademico 2010/2011 nonché le linee guida per i nuovi bandi di concorso per l’anno accademico 2011/2012.

I nuovi bandi infatti prevedono: l’aumento dell’affitto delle case dello studente di 10 o 40 euro al mese (passa da 100 € a 140 € per la fascia col minor reddito); l’impossibilità per lo studente meritevole che si laurea in corso di chiedere ed ottenere il rimborso di parte dei 600 € decurtati dalla borsa di studio per il pasto gratuito giornaliero nonostante esso non possa essere effettivamente utilizzato; un taglio cospicuo dell’importo delle borse di studio per chi ha un ISEE superiore a 13000 €.

A questo punto una domanda sorge spontanea: è questo il modo di pagare il 100% delle borse come promesso solo pochi mesi fa dall’Assessore Molinaro??

Perché, se la risposta è affermativa, ciò significa che la Regione ci sta prendendo in giro; infatti, aumentare l’affitto degli alloggi (440 euro all’anno per la fascia di reddito più bassa e 110€ per quelle superiori) e diminuire l’importo delle borse per chi ha un ISEE superiore a 13000 € porta ad un unico risultato: redistribuire di meno a tutti per “dimostrare” che tutti percepiscono la borsa di studio. Questo artifizio, di fatto, provoca ai beneficiari un vertiginoso crollo del valore reale della loro borsa di studio che si aggira tra i 500 ed i 1000 euro circa rispetto all’anno scorso.

Piuttosto che operare tagli verticali al diritto allo studio, già sacrificato del 30% nel 2010, non sarebbe possibile invece attingere al famoso avanzo di bilancio di 186,5 milioni di euro inserito nella manovra finanziaria estiva regionale e scoperto quasi per caso dalla giunta poche settimane fa dopo mesi di risposte stile “non ci sono soldi” di fronte a varie richieste provenienti dalle diverse categorie regionali?

Basterebbe infatti circa il 2% del “tesoretto” per non tagliare ulteriormente sul diritto allo studio e dare un aiuto concreto agli studenti ed alle famiglie in un momento difficile per tutti.

Chiediamo quindi alla giunta regionale, ed in particolare all’Assessore Molinaro ed al Presidente Tondo, quali strade intendano percorrere per garantire un reale diritto allo studio in Friuli Venezia Giulia.

Eleonora Cervesato, Alberto Fileti, Serena Soldà (Consiglieri d’Amministrazione e rappresentanti studenti E.R.Di.S.U. Trieste)

Giuseppe Amatulli, Marco Catania, Francesco Femi Marafatto, Marco Lunghi (rappresentanti case dello studente E.R.Di.S.U. Trieste)
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