Wednesday, 22 September, 2021

Ed il consenso è sempre lì



Berlusconi-RubyNonostante la nota vicenda Ruby, i consensi di Berlusconi e del PDL paiono, in questo caso in senso in positivo, restare al palo. Sembra strano viste le numerose critiche ricevute da più parti sociali e non. Eppure…eppure secondo gli ultimi aggiornamenti la percentuale si colloca sempre quella in una forbice che va dal 30 al 32%.

 

 

La domanda è una: perché? Le risposte, possono essere diverse.

1)      Berlusconi uno di noi: forse perché parecchi italiani vedono il Presidente del Consiglio come una persona che gli è simile, come uno di loro. E dunque sarebbero in quel caso ritenute normali o quanto meno accettabili le recenti vicende che sembrano essere accaduti durante le ormai tristemente famose “serate” a Villa San Martino, ad Arcore. Dunque, faccenda assolutamente accettabile oppure nulla di cui indignarsi.

2)      Accettazione di un modello culturale (l’uomo può e “non deve chiedere mai” diceva una famosa pubblicità) che denigra la donna e la sua immagine: si arriva al punto in cui si diffonde l’idea che, soprattutto tra le giovani generazioni, determinate avances, anche esplicite, di natura sessuale come ad esempio la battutina e la mano morta non sempre vengono respinte ed anzi talora considerate sempre accettabili e tollerabili anche in contesti non privati. Per non parlare dell’assenza di una condanna di un contesto in cui una donna maggiorenne si concede per profitto ad un uomo sdoganando, de facto, il fenomeno della prostituzione.

3)      Affievolimento della morale e decadimento dei costumi: il senso del limite si spinge sempre più in là e si avvicina sempre di più al trasgressivo ed all’estremo. Tanto che, ad esempio, nel momento in cui delle donne s’indignano e protestano per comportamenti che potenzialmente ledono la loro dignità rischiano di vere considerate ancorate a vecchi schemi, non più al passo con i tempi, con i canoni della società odierna ed altre amenità del genere. Guardiamo in particolare alle nuove giovani generazioni in età scolare sempre più disinibite e precoci in ambito sessuale; certo,  se al giorno d’oggi i modelli diventano tronisti e corteggiatori, Grande Fratello ed altri programmi del genere proposti anche e soprattutto dalle reti Mediaset nell’ottica di un modello culturale sempre più finto, sempre più di plastica. Se il modello di riferimento per cultura ed informazione diventa la programmazione televisiva ed il livello di quest’ultima è quello che è non possiamo certo immaginare di vivere in un mondo che fa di riflessione, formazione di una coscienza e pensiero autonomi e propri capisaldi. L’azione ed il modello del tutto e subito saranno i modelli premianti: tutto molto easy, come piace a molti giovani e giovanissimi adolescenti d’oggi. Dunque, al di là dell’eventuale ed astratto influsso dato dai modi di fare di Berlusconi verso le donne (ricordiamo ad esempio le “avances” alla premier finlandese Halonen…), la questione nasce e si alimenta certamente dal basso.

4)      Contenuti televisivi sempre più vuoti e maggiormente disinibiti in cui, in una visione puramente commerciale e maschilista il corpo più o meno coperto di una donna non diviene altro che un semplice prodotto da vendere. Per giunta con il suo consenso.  Soldi facili, probabilmente. Ma dignità personale sotto lo zero.

Per iniziare a cambiare le cose, basterebbe dire “no” e senza aggiungere “grazie”. Altrimenti, per come stanno andando le cose, il futuro sarà più una corsa a sputtanarsi. E non solo in tv.

Anche per questi motivi: non c’è da stupirsi se Berlusconi mantenesse quasi inalterato il suo consenso: il suo modo di fare e di porsi convince sempre di più l’italiano medio che lo accetta. E lo vota.

Certo, le motivazioni sono anche altre.

Politiche, ad esempio: un opposizione senza compattezza ed unità ed in cui parole come programma e candidato sembrano sempre più delle vere e proprie chimere che dei concetti scontati. Chiunque, soprattutto tra i moderati, si guardasse intorno non troverebbe un’alternativa politica credibile e non saprebbe quindi a che santo (o meglio, candidato) votarsi.

Oppure la rassegnazione al fato tipica di noi italiani: come dire, non c’è alternativa e quindi ci accontentiamo. Pochi sono quelli che si fanno sentire o dicono la loro in modo chiaro magari proponendo qualcos’altro rispetto all’esistente. Se a questo aggiungiamo una certa predisposizione alle nostre questioni particolari tale che spesso uno dei sentimenti più diffusi per la politica o per la grandi questioni civili e sociali del Paese è l’indifferenza, possiamo facilmente comprendere come risulti difficile essere scossi per appassionarci davvero ai problemi di casa nostra e non solo di casa tua o mia. Per non parlare di una morale a geometria variabile laddove ognuno ha la sua e nessuna visione coincide davvero con quella del proprio dirimpettaio.  Ci sarà sempre un se, un ma distinguo. Qualcosa che a livello etico, divide invece di unire, frammenta invece di comporre.

Inoltre, tornando alla tv chiediamoci una cosa: qual è il confine tra il mondo vero e quello televisivo? Tra fiction e realtà? C’è ancora? Perché, se una generazione è cresciuta in un mondo in cui le due cose si fondono, il risultato è una capacità di giudizio almeno annebbiata oppure ottusa. Altro che la visione d’insieme necessaria a rapportarsi alla complessa realtà d’oggi. Ecco quindi che se si tornasse a votare oggi, probabilmente Berlusconi vincerebbe di nuovo. Ed ecco perché, al di là delle parole. anche l’opposizione non ha tutta questa voglia matta di tornare a votare.

Posto che quindi pensare che Berlusconi cada per una spinta dal basso, pare dunque impossibile. Buttarlo giù dall’alto? Possibile ma per isolarlo dalle forze che lo sostengono e sostengono il sistema di potere meglio noto come berlusconismo ci vogliono tempo e l’assunzione di una certa percentuale di rischio. Difficile immaginare uno scenario del genere a breve o brevissimo termine.

Alla fine, nemmeno le accuse di stampa e magistratura sembrano servire a tanto. Mentre nel primo caso buona parte dei media è in mano o vicina allo stesso Berlusconi e gli altri media riescono a spostare quasi solo chi si è già spostato ovvero si e già convinto e non già quello schieramento di elettori moderati o indecisi che alla fine fa davvero la differenza, nel secondo caso invece la legittimazione e la credibilità verso il sistema giudiziario non sono esattamente infiniti. Del resto, date l’efficienza e l’efficacia della giustizia italiana forse non c’è nemmeno da meravigliarsene: infatti spesso chi ha vissuto direttamente o indirettamente un processo raramente ha la sensazione di aver avuto giustizia.

In conclusione, pare esserci un presidente del consiglio delegittimato in una società in cui però anche gli altri interlocutori democratici sono parimenti delegittimati. Ed a quel punto si torna all’ineluttabilità di prima: se nessuno m’ispira davvero fiducia e non c’è alternativa allora perché cambiare? A quel punto, tanto vale…

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Nato a Trieste, diplomato al liceo classico e laureato in Giurisprudenza, coltivo, oltre ai temi del diritto, interessi che vanno dalla fotografia alle riprese con montaggio audio e video, dal teatro alla lettura, dall’informatica alla programmazione e gestione di siti web, dalla comunicazione al marketing, dal teatro alla lettura per finire con le lingue straniere legate anche a varie esperienze all’estero. Mi dedico alla politica con la passione con cui ho iniziato a volermi occupare dei fatti della realtà che mi circonda e quindi anche delle esigenze delle altrui. Una passione che è partita dall'epoca dei vari ruoli in ambito scolastico prima e universitario, tra cui quelli di consigliere di amministrazione dell’Università degli Studi di Trieste e dell’ex Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario (E.R.Di.S.U.), poi. Mi è sempre piaciuto, infatti, pur tra le difficoltà della gestione di un ente pubblico, occuparmi, anche in relazione alle questioni giuridiche, di pubblica amministrazione ed è anche per questo oltre che per la mia vita quotidiana su questo territorio, che mi sono candidato, a Trieste, in Quarta Circoscrizione, in cui attualmente ricopro il ruolo di capogruppo del gruppo consiliare del Partito Democratico.

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